14 novembre 2019

La ricerca avanza donando la voce. L’appello per l’app che aiuta i disabili

Immagine: illustrazione, omino che pigia un bottone colorato con scritto app, e altri bottoni colorati con scritto app

Per aiutare la ricerca c’è chi chiede di donare uno, due o cinque euro. C’è chi, invece, chiede di donare la propria voce. Una donazione speciale, come speciale è la persona che la chiede: Davide Mulfari. Nel suo sorriso c’è la gioia di chi affronta la vita senza temerla e mettendosi a disposizione degli altri. Ha 34 anni, è un ingegnere informatico assunto a tempo indeterminato all’Università di Messina e ha vinto il concorso da ricercatore nell’Ateneo pisano. È uno scienziato a tutto tondo, sebbene sia disartrico. A causa di una paralisi cerebrale si muove su una carrozzina e ha problemi di linguaggio. Comunicare con gli altri è sempre stata un’impresa, ma questo non gli ha impedito di realizzarsi come persona. Ha vinto la sua sfida e ora a Pisa ha progettato “CapisciAMe”, un’app che si può scaricare gratuitamente e promette di migliorare la vita delle persone disabili permettendo loro di farsi capire da tutti. Una conquista che passa da una donazione: quella della propria voce.

Davide chiede a chiunque soffra di disartria di regalargli le proprie parole per allenare l’intelligenza artificiale che permette all’app di funzionare. «La tecnologia ha un ruolo importantissimo nella mia vita – spiega –: mi ha permesso di fare tutti gli studi che mi andava di fare e mi permette tutti i giorni di abbattere le barriere fisiche che altrimenti mi impedirebbero un contatto e una comunicazione bidirezionale con il mondo».

Per lui sono fondamentali strumenti come gli assistenti vocali. Siri, Google Assistant e Alexa permettono di interagire con smartphone, consolle per videogiochi, computer e, grazie alla domotica, con l’ambiente domestico. Accendere le luci o regolare la temperatura di casa tramite un semplice comando vocale consente alle persone con disabilità motoria di conquistare l’autonomia. Il problema di questi strumenti è che non riconoscono comandi impartiti in maniera incerta o non correttamente pronunciata. Un limite insuperabile per chi ha difficoltà ad articolare le parole, ma che “CapisciAMe” è in grado di oltrepassare.

Mulfari, insieme al team del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa guidato da Luca Fanucci, ha progettato l’algoritmo e realizzato l’app a misura di disabile. Ora però bisogna educare l’intelligenza artificiale che le permette di funzionare. E per farlo occorre che altri disabili donino tredici semplici parole: alto, basso, destra, sinistra, avanti, indietro, okay, entrata, uscita, tappa, chiudi, apri, volume. «Questi termini – spiega Mulgari –permettono di testare se il sistema di machine learning funziona e sono già sufficienti per controllare vocalmente un computer e interagire con un ambiente domotico. Se poi i risultati e le donazioni saranno pari all’aspettativa, il numero di comandi vocali verrà ampliato».

Al momento le persone che hanno donato la loro voce sono 12. «Un donatore sono io, sei sono persone con cui ho contatti personali e cinque con cui ho stabilito contatti via social», svela Davide, che punta però nell’aiuto di tutti: «Ho affrontato tante difficoltà, ma credo di averle superate e provo a superarle grazie alla mia caparbietà e agli aiuti ricevuti al momento giusto». E questo è il momento di scaricare “CapisciAMe” dal PlayStore di Google (https:// play.google.com/store/app- s/details?id=voce.davide. org.capisciame) e donare la propria voce. «Ogni donazione – conclude Mulfari – è una grande soddisfazione. È bello pensare che qualcuno, al costo di una piccola fatica, voglia dare un contributo per una causa comune».
 

Fonte: il tirreno geolocal

 

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