21 gennaio 2019

La fatina dei denti ha l’ambulatorio al Meyer

Immagine: foto di una bambina sul lettino del dentista mentre le controlla la bocca, dietro di loro un uomo con un cane in braccio

Squadra di dentisti speciali si prende cura di bambini con sindrome di Down, autistici, patologie particolari o piccolissimi: l’alimentazione sbagliata fa aumentare le carie nella fascia 1-4 anni.

Odontostomatologia speciale pediatrica, «speciale perché sono speciali i nostri pazienti», dice la dottoressa Roberta D'Avenia, dal 2005 a capo di un team che all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze cura i denti di pazienti da 0 a 16 anni. «Noi che trattiamo pazienti complessi più di altri dobbiamo avere la capacità di studiare a fondo le differenti patologie e dobbiamo saperci relazionare con i vari specialisti che seguono il bambino». Gli odontoiatri del Meyer, infatti, si occupano di pazienti affetti da vari tipi di disabilità (motoria, psicomotoria, intellettiva, sensoriale e psicopatologica), ma anche di pazienti affetti da patologie ad alto rischio (cardiopatie, malattie metaboliche, nefropatie, patologie emorragiche, allergie gravi).

Le prestazioni ambulatoriali in un anno sono 6.000, 16 al giorno volendo contare anche le domeniche e i festivi. Mentre sono 250 gli interventi eseguiti in sedazione minimale e in anestesia generale. Un’esperienza enorme nell’odontoiatria “speciale”. Non è un caso che al Meyer ogni anno si svolga il convegno regionale della Società Italiana di Odontoiatria per l’Handicap.

Dottoressa D’Avenia, quali sono i pazienti dell'Odontostomatologia speciale pediatrica? 

«La maggior parte dei nostri pazienti sono bambini con disabilità o con patologie croniche che hanno bisogno di una struttura protetta. Inoltre ci occupiamo dei piccoli pazienti da 0 a 4 anni e dei bambini e adolescenti affetti da odontofobia che non riescono a collaborare con l’odontoiatra. Con questi pazienti fobici spesso abbiamo la necessità dell’intervento dello psicologo».

Come si svolge la vostra attività? 

«Il 70% del lavoro si svolge in ambulatorio, con tecniche di approccio “differenziato” e con l'ausilio della musica e della pet therapy (l’impiego di animali). Poi ci sono l'attività che svolgiamo in sedazione minimale con l’ausilio del team della Terapia del Dolore e, per i casi più complessi, l’attività in anestesia generale in sala operatoria».

Come affrontate le varie tipologie di disabilità e le diverse patologie?

«Gli interventi sono naturalmente differenziati. I pazienti autistici, per esempio, hanno bisogno di essere preparati e questa preparazione può avvenire con un album fotografico dove trovano i volti degli operatori, le foto dei locali e della struttura per familiarizzare con il nuovo ambiente. Con i pazienti molto piccoli ci facciamo aiutare dalla mamma: si tratta della cosiddetta “mamma poltrona” che tiene in braccio il figlio e lo coccola, così nel frattempo possiamo visitarlo».

Se ci sono bimbi con deficit?

«Per quanto riguarda un bambino con ritardo intellettivo, siamo noi che dobbiamo capire quale sia la sua età mentale utilizzando poche domande rivolte ai genitori sulle capacità acquisite per esempio a livello scolastico. Anche se in questi casi è molto importante l'esperienza e il continuo aggiornamento degli odontoiatri».

Quali sono le prestazioni con pazienti da 0 a 4 anni? «Le tipologie di prestazione sono tre. La prima è l'attività di prevenzione odontoiatrica, che fornisce ai genitori informazioni e consigli utili per non far ammalare i denti del proprio figlio. Poi nei pazienti con gravi patologie già alla nascita effettuiamo la prima visita molto presto, intorno ai 18 mesi. Infine ci sono quei pazienti affetti da traumi dentali che arrivano al Meyer direttamente dal pronto soccorso».

Ci sono casi particolari che affrontate? 

«Abbiamo notato un aumento di bimbi molto piccoli già con numerose carie dovute all'alimentazione, dalle merendine alle caramelle fino alle bevande gassate. Esistono, inoltre, casi di pazienti affetti da grave disabilità che arrivano tardi alla nostra osservazione per il cosiddetto “effetto alone” quando, cioè, i genitori sono concentrati sulla malattia del figlio e sottostimano l’importanza della cura dei denti».

Quali sono i progetti di ricerca in corso? 

«Stiamo preparando un'applicazione da far scaricare ai genitori prima della visita in ospedale, per spiegare tutto il percorso. La app sarà fondamentale per i pazienti affetti da autismo ai quali può servire molto tempo per capire dove sono e per ambientarsi, ma potrebbe essere utile anche

in altre forma di disabilità. Da tempo inoltre abbiamo avviato un progetto specifico per i bimbi affetti da sindrome di Down per la correzione, sin dal primo anno, della postura della lingua e dell’ipotonia (l’eccessiva diminuzione del tono) della muscolatura facciale». 

di Luca Signorini

Fonte: http://iltirreno.gelocal.it

 

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