05 gennaio 2018

Dislessico e laureato "Ce la possiamo fare"

Immagine: foto dell'ombra di una persona con vestito tipico del laureato

PISA. È un po' come se un ciclista fosse costretto a partecipare a una gara senza bicicletta. Anche correndo come un pazzo difficilmente riuscirebbe a raggiungere il traguardo. Ma Francesco quel traguardo lo voleva tagliare. E così ha imparato a volare.

Francesco Biagioni, studente pisano di 23 anni, dislessico, non è un ciclista ma nella sua vita di gare ne ha disputate tante e tante ne ha vinte trovando la maniera di inseguire i corridori anche senza bicicletta. L'ultimo degli obiettivi raggiunti lo ha festeggiato poche settimane fa: la laurea in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute presso la facoltà di Medicina a Pisa. Relatrice la professoressa Chiara Pecini, il titolo della sua tesi "Misure dispensative e strumenti compensativi: indagine sui vissuti soggettivi". Un lavoro d'indagine sui ragazzi e le ragazze con diagnosi di Dsa, disturbi specifici dell'apprendimento. Ragazzi e ragazze come lui, studente dislessico tra i pochissimi in Italia con in mano una laurea. La sua tesi è destinata a "fare scuola" almeno per due motivi. È la dimostrazione che le difficoltà, indubbiamente grandi, per gli studenti Dsa si possono superare. Ma è anche, nei contenuti, la prova che nonostante una legge ad hoc del 2010 la strada da percorrere per consentire a studenti con questa diagnosi di essere messi nelle condizioni di apprendere e dimostrare quello che sanno è ancora lunga. Ancora oggi troppo spesso il rimprovero ai genitori è un «suo figlio non si applica abbastanza» o ancora «non ha voglia di studiare». Quando i problemi, invece, sono altrove. Per un dislessico, ad esempio, non c'è niente di automatico nella lettura: è un processo attentivo che richiede uno sforzo eccezionale, una grande fatica. Così diventa difficile stare dietro ai ritmi di apprendimento dei "normolettori", arrivano le insufficienze, le bocciature, l'abbandono dei percorsi scolastici.

Quella di Francesco è però una storia diversa, fatta certamente di ostacoli, ma anche di passione e determinazione. «La dislessia? Fa parte di me - racconta Francesco - è il mio modo di essere». Una consapevolezza costruita con il tempo, sperimentando molto su se stesso anche in mancanza di riferimenti normativi certi. Quelli relativi alle "misure dispensative" e agli "strumenti compensativi" della legge del 2010 che oggi si possono adottare nelle aule «non per favorire gli studenti Dsa - spiega Francesco - ma per metterli in condizione di dimostrare quello che sanno». Nessun vantaggio, insomma, nell'uso di un vocabolario elettronico per uno studente dislessico: semmai uno strumento indispensabile «per consentirgli - aggiunge Francesco per esperienza diretta - di portare a termine una versione di latino». Già il latino. E anche il greco. Sue "bestie nere" con le quali Francesco ha deciso di misurarsi iscrivendosi al liceo classico Galilei di Pisa, dopo il percorso tutto in salita alle scuole elementari «dove ero ospite fisso del gruppo di "bambini con problemini" come ci chiamava la maestra», e le medie «durante le quali in mancanza di strumenti compensativi me ne ero creati di "alternativi": una compagna di banco che mi correggeva gli errori ortografici nei compiti». «Ho scelto il classico - racconta ancora Francesco - perché volevo seguire le mie passioni sapendo che sarebbe stato difficile: solo per il greco e il latino andavo a ripetizione cinque volte alla settimana. Il metodo? L'ho trovato con il tempo, adattando gli strumenti alle mie esigenze anche perché ogni dislessico è diverso. Ed è anche per questo che gli insegnanti trovano difficoltà di fronte a alunni con diagnosi di Dsa. Sono stato il primo studente con questa diagnosi al liceo Galilei e per molti docenti sono stato, per così dire, un ariete».

In Francesco ha prevalso la determinazione «ma anche la consapevolezza di ciò che potevo avere - aggiunge - in molti casi il non essere capiti insieme al non avere conoscenza dei propri diritti fa sì che non si riesca ad andare avanti». Ed è proprio questo, il vissuto personale, il punto di vista dal quale la tesi di Francesco indaga lo "stato dell'arte" dell'applicazione della legge sui Dsa in Italia. I ragazzi e le ragazze con questa diagnosi sono circa il 3 per cento della popolazione: sono aumentate negli ultimi anni le diagnosi e anche la sensibilità nei confronti di queste problematiche. «Tanti passi avanti - continua il neo dottore in psicologia - la conoscenza della problematica è fondamentale: una scuola che conosce la dislessia ti permette di dimostrare quello che sai». Anche se restano ancora ostacoli non secondari: «non basta mettere a disposizione gli strumenti agli alunni con diagnosi di Dsa, servono corsi di formazione specifica per imparare a usarli e da parte degli insegnanti e da parte degli studenti. Inoltre occorre tenere conto dei fattori emotivi legati all'impiego degli strumenti nelle aule». Lo dimostrano i numeri dell'indagine condotta da Francesco che ha coinvolto 200 studenti per lo più iscritti all'Aid - associazione italiana dislessia di cui il giovane pisano è testimonial nazionale - indagandone i percorsi scolastici, gli insuccessi, l'impiego degli strumenti compensativi anche in relazione alla formazione specifica del personale docente. L'esito non è sempre confortante: «i dislessici a scuola vengono ancora massacrati» dice Francesco. Ma infondo proprio lui è la dimostrazione della possibilità di percorsi di successo che comprendono anche la formazione universitaria: «Nelle facoltà i dislessici stanno arrivando ora. Nella mia testa l'Università c'è sempre stata - continua - ho scelto di fare quello che mi piaceva. E credo che questa sia la scelta giusta per tutti».

di Valentina Landucci

Fonte: Il Tirreno 

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