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mediatore: Chiara Pignaris
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Tavolo 2 > Come si ripristina una cava con i gessi: l'esempio di Montioni

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Tavolo 2 > Come si ripristina una cava con i gessi: l'esempio di Montioni

In questo Tavolo virtuale è possibile leggere tutte le domande elaborate dai partecipanti durante il secondo incontro del Dibattito Pubblico, svolto il 23 maggio e intitolato: COME SI RIPRISTINA UNA CAVA CON L'USO DEI GESSI. Nell'incontro sono state illustrate le diverse fasi con cui è avvenuto il ripristino geomorfologico della ex cava di Poggio Speranzona a Montioni, che è in corso da 18 anniChi ha perso l'incontro può rivederlo nei video pubblicati in home page.  

Fino al 23 giugno 2017 è possibile continuare la discussione iscrivendosi al Tavolo virtuale e inviando commenti e contributi. Per farlo è necessario registrarsi al portale di Open Toscana Partecipa: cliccando sulla frase che compare sotto al titolo Commenti si apre il format per l'iscrizione. Una volta entrati nel Tavolo virtuale, è possibile commentare le risposte o fare altre domande e rimanere aggiornati sull'andamento della discussione. 


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chiaraluisa.pignaris 11/06/17 0.56
DOMANDE DEL TAVOLO n. 1
nessuna

DOMANDE DEL TAVOLO n. 2
Nessuna

DOMANDA DEL TAVOLO n. 3

a. I gessi compattati sono impermeabili, vengono controllati in fase di cantiere ed in fase finale. Bene. Se in fase di ripristino avvenuto e assodato si verificassero fratture o micro-crolli chi è il titolare del ripristino?
RISPOSTA in sala del Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman):
Chi ha la titolarità del ripristino è responsabile in tutto e per tutto quindi, dato che nel caso di Montioni la titolarità dell’autorizzazione è in capo a Sepin (come illustrato nella relazione dell’ing. Ulivieri), questa società risponderà di tutto ciò che avviene in fase di cantiere e post-controllo, con tutte le strutture e la fidejussione del caso. Il progetto parla di determinate attività e contiene un computo metrico estimativo, sulla base del quale si fanno fidejussione e garanzie. Una cosa da sottolineare è che la fidejussione è condizione principe del rilascio dell’atto. Solo sulla base della fidejussione è stato possibile autorizzare il completamento del ripristino Montioni.

ALTRA DOMANDA: Chi è deputato alle analisi delle acque che si infiltrerebbero nel ripristino e si mischierebbero con le acque piovane e si “perderebbero” in ambiente?
RISPOSTA in sala del Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman):
L’ing. Ulivieri ha mostrato il piano di monitoraggio e controllo sulla matrice acque superficiali e profonde. Il piano è stato valutato e approvato da tutti i soggetti interessati, e quel piano si segue. Le attività di monitoraggio sono cadenzate trimestralmente: si prendono campioni in contraddittorio che vengono analizzati sia da azienda che da Arpat, ognuno col suo percorso. Per tutte le attività industriali o di ripristino ambientale o altro, quando non c’è rispondenza alla norma c’è obbligo di autodenuncia. Autocertificazione è un concetto improprio, perché ogni Laboratorio ambientale, compreso il nostro, ha un iter analitico ben chiaro: deve essere fatto un verbale di campionamento, su cui devono essere tracciati tutti i dati necessari alla ricostruzione del rapporto di prova e il rapporto di prova, quindi il dato finale e la sua rispondenza alla legge. Questa è la procedura che deve fare qualunque azienda che opera sotto autorizzazione integrata ambientale o ripristino ambientale. Lo stesso percorso è fatto da ARPAT: l’agenzia valuta il campione secondo la rispondenza alla norma, e se riscontra che non c’è rispondenza alla norma attiva un altro percorso che va su un binario completamente diverso. Il piano di monitoraggio dell’ultima autorizzazione è più impegnativo del precedente, poiché prevede più punti di monitoraggio: se prima erano quattro oggi ce ne sono una decina e fanno parte integrante del piano di monitoraggio e controllo.

DOMANDA DI CHIARA PIGNARIS (Responsabile del Dibattito Pubblico):
Cos’è una polizza fideiussoria?
RISPOSTA in sala dell’ing. Martelloni (esperto individuato dall'APP):
La fidejussione è una garanzia: chi chiede l’autorizzazione deve presentare una polizza fidejussioria, che viene contratta con istituto bancario o assicurativo. Sostanzialmente la banca, attraverso il versamento di una quota calcolata in base al valore della polizza, si impegna ad elargire al soggetto in favore del quale viene rilasciata la polizza fidejussoria, in questo caso la Regione, l’importo stabilito.
Tutte le attività che prevedono una gestione dei rifiuti prevedono il versamento anticipato, al rilascio dell’autorizzazione, di questa polizza. L’importo viene computato per coprire tutti i problemi che si potrebbero creare: dalla società che scappa via e lascia rifiuti, a problemi di inquinamento su cui azienda non opera. Sono soldi messi a disposizione della Regione per adempiere a eventuali inottemperanze del soggetto che fa la gestione dei rifiuti. Per attività come il ripristino ambientale le fidejussioni vengono computate, in generale, rispetto al volume dei rifiuti che vengono abbancati. Quindi più aumenta la quantità dei rifiuti, più sale il valore della polizza destinata a coprire eventuali danni che possono derivare da una gestione sbagliata del ripristino.

DOMANDA in sala DI CLEMENTINA PILUSO: Che differenza c’è tra fidejussione bancaria e garanzia finanziaria? Nella nuova autorizzazione non c’è scritto più fidejussione ma garanzia e non c’è scritto più “di primaria banca italiana”.
RISPOSTA in sala dell’ing. Martelloni (esperto individuato dall'APP):
La norma parla di “garanzie finanziarie”, scusate ma non so risponderle a questa domanda, sono ingegnere mentre questi sono aspetti da commercialista. Per quanto riguarda il fatto che non ci sia scritto “primaria banca italiana”, la legge oggi consente anche di stipulare polizze con soggetti esteri. Le polizze, sono stipulate per tutta la durata delle autorizzazioni, che sono nel tempo aumentate fino a 10 anni, e gli istituti italiani sono abbastanza restii a rilasciare polizze di importi elevati per periodi così lunghi, quindi c’è tendenza ad avvalersi di istituti esteri. Glielo dico per esperienza ma la legge lo consente, quindi non saprei cosa altro dire.
Inviato il 11/06/17 0.56.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 0.59
DOMANDA DEL TAVOLO n. 3

b. Dove possiamo reperire la documentazione relativa ai testi di cessione degli analiti?

RISPOSTA in sala del Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman):
Noi abbiamo tutta la documentazione ma potete chiederla anche ad ARPAT. Non so se si trovano anche in rete, non ho mai verificato. Si tratta di attività istituzionali dell’agenzia e sono state curate dal Prof. Anedda.

CONTRIBUTO DEL DOTT. PALMIERI (ARPAT): La relazione del Dr. Anedda citata dal dott. Cappellini riguarda i dati relativi al monitoraggio condotto negli anni 2008-2009, trasmessa agli Enti in data 09/12/2010. Relazione Prof. Anedda disponibile nel sito di ARPAT: http://www.arpat.toscana.it/notizie/notizie-brevi/2011/Relazione-gessi-rossi-2008-2009.pdf/preview_popup/file
Inviato il 11/06/17 0.59.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.03
DOMANDA DEL TAVOLO n. 3

c. Se con i gessi si vuole ripristinare una cava, nel Padule di Scarlino cosa si sta facendo? In questo momento la montagna di quei gessi rossi va dai 15 ai 20 metri sul piano campagna.

RISPOSTA in sala dell’Ing. Francesco Pacini (Amministratore Delegato società Huntsman):
L’obiettivo del Dibattito è di spiegare come i gessi possano essere utilizzati per ripristinare morfologicamente (tappare) una cava. La messa in terra dei gessi nel Padule è venuta prima del ripristino della ex cava di Poggio Speranzona, è continuata perché nel 2014 il cantiere di Montioni, in attesa di definire il percorso legislativo, fu fermato. Poi, alla luce della nuova normativa, è stato riautorizzato il completamento del ripristino che era già stato autorizzato nel 2004. I gessi messi nel Padule sono autorizzati, ma se troveremo il modo di riutilizzarli, oltre che per il ripristino di cave anche per altre industrie come possono essere i cementi, possono essere ripresi e usati. Il primo obiettivo è di minimizzare il volume dei gessi, che è un obiettivo anche economico perché produrre gessi ovviamente costa, il secondo è di utilizzarli e non tenerli lì da parte.

DOMANDA DEL SIG. VELLA: Quanti gessi rossi escono dal nostro territorio per essere utilizzati in altre attività (es. industria del cemento) e quanta marmettola invece arriva nel nostro territorio?

RISPOSTA in sala dell’Ing. Francesco Pacini (Amministratore Delegato società Huntsman): Per quanti riguarda l’industria del cemento, siamo arrivati a mandare più di 50.000 tonnellate all’anno. Per quanto riguarda la marmettola, non stiamo “stoccando 150.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da un’altra provincia” ma usiamo un materiale già disponibile per evitare di dover scavare materiale da un’altra cava. Se non si utilizzasse la marmettola, bisognerebbe scavare 150.000 tonnellate di calcare da una cava del nostro territorio, come ad esempio quelle di Campiglia o Venturina. Che la marmettola sia classificata come rifiuto non dipende da noi ma da chi la produce.
Inviato il 11/06/17 1.03.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.04
DOMANDA DEL TAVOLO n. 3

d. Perché l’analisi di rischio per il trattamento dei rifiuti è una autocertificazione? Il tempo di studio e analisi di rischio è previsto per il lungo periodo (40/50 anni)?

RISPOSTA in sala del Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman): Per tutte le attività industriali o di ripristino ambientale o altro, quando non c’è rispondenza alla norma c’è obbligo di autodenuncia. Autocertificazione è un concetto improprio. Ogni Laboratorio ambientale, compreso il nostro, ha un iter analitico ben chiaro: verbale di campionamento, su cui devono essere tracciati tutti i dati necessari alla ricostruzione del rapporto di prova e il rapporto di prova, quindi il dato finale e la sua rispondenza alla legge. Lo fa qualunque azienda che opera sotto autorizzazione integrata ambientale o ripristino ambientale. Questo lo fa anche l’agenzia: valuta il campione secondo la rispondenza alla norma, se non c’è rispondenza alla norma va su un binario completamente diverso. Il piano di monitoraggio è più impegnativo del precedente nel nuovo progetto, più punti di monitoraggio: se prima erano 4 oggi ce ne sono una decina e fanno parte integrante del piano di monitoraggio e controllo.
Inviato il 11/06/17 1.04.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.38
DOMANDA DEL TAVOLO n. 3

e. Chiediamo un campione di gessi rossi per poterli fare analizzare in un laboratorio universitario. Questo per abbattere tutti gli scetticismi verso analisi fatte dall’azienda ma anche rispetto a quelle di ARPAT.

RISPOSTA in sala dell’Ing. Francesco Pacini (Amministratore Delegato società Huntsman):
Per quanti riguarda il campionamento, sono state fatte tante volte delle analisi da parte di enti esterni, dipartimenti universitari, diversi laboratori italiani. Se c’è questa richiesta per noi non ci sono problemi, si fa l’analisi. Basta che si tratti ovviamente di un laboratorio certificato e che segua le normative previste.

CONSIDERAZIONI DI Massimo Borghi (Gavorrano Bene Comune): Volevo solo fare una considerazione, siccome io ho assistito a tutto e sono molto deluso. Ma questa parte ultima delle risposte non mi ha deluso, perché la disponibilità di dare un campione per farlo analizzare mi da la garanzia, come cittadino, Queste cose vanno affrontate con grande attenzione perché si rischia di scatenare una “guerra tra poveri”, tra noi e i lavoratori, e sarebbe la cosa più orrida che in un territorio possa succedere. Io sono tra coloro che hanno fatto la proposta di scandagliare scientificamente e studiare la Cava della Bartolina. Ero convinto che il Dibattito Pubblico fosse come l’inchiesta pubblica, mi aspettavo un confronto tra scienziati di diversa posizioni e invece mi trovato davanti un’altra cosa che mi sembra bizzarra. Noi avevamo tecnici pronti e li potevamo presentare invece nel Dibattito Pubblico non è possibile. Ma questa risposta che ho apprezzato molto, di poter analizzare i gessi in un ambiente indipendente, sgombra il campo dal sospetto e mi rimette in sintonia con un percorso che fino ad oggi mi aveva fortemente deluso.

CONSIDERAZIONI DI Clementina Piluso:
Io ho vissuto direttamente il prelievo di un CTU di un Tribunale che è andato in azienda, ha prelevato il campione all’uscita dal tubo e l’ha analizzato. Il CTU era Caldora, che ha studiato anche il DNA di Falcone e Borsellino. A me personalmente darebbe garanzia entrare con un chimico, andare nei campi dove sono stoccati i gessi dopo che ha piovuto, prendere le acque e fare analizzare quelle. Perché quelli che non conosciamo sono i cambiamenti nel tempo con gli agenti atmosferici, che quando i gessi sono messi nel terreno, pur essendo a norma di legge, si sommano. Posso dare io le analisi al sig. Borghi: ne ho un pacco che sono costate all’azienda circa 10.000 euro. È inutile che rifacciamo le analisi sui campioni, che sono perfetti quando escono dal tubo, mentre nel campo non ci è mai stato consentito di analizzarli perché secondo me con gli agenti atmosferici darebbero altri risultati.

CONTRIBUTO Dott. Brunella Raco (Istituto Geoscienze e Georisorse CNR di Pisa):
Quello che posso dirvi è che da un punto di vista della ricerca esistono dei metodi per simulare diversi ambienti: si chiamano estrazioni sequenziali. Sono forse quello che in questa vicenda manca: simulare diversi ambienti di cessione, simulare attacchi di acque un pochino più acide, simulare mescolamenti con acque di diversa origine e composizione. Questre estrazioni sequenziale però non vengono normalmente fatte nei laboratori, sono di solito fatte negli istituti di ricerca. Sono una cosa che magari potreste mettere in campo e vedere i risultati, se vi fa stare più tranquilli.

OSSERVAZIONE DELL'ING. PACINI (Hntrsman-Venator):
In aggiunta volevo solo far osservare che il gesso rosso a Montioni non c’è da un giorno, e che i campionamenti delle acque superficiali e profonde va avanti da 14-17 anni. Quindi, anche se non è il metodo simulato, è un metodo vero più vicino a quello che diceva la Sig.ra Piluso. I risultati hanno portato quello che si diceva prima: non ci sono criticità dovute a ferro, a manganese, a solfati ecc. Questo lo dico non solo sulla base dei risultati delle nostre analisi, concordate con l’azienda di controllo, ma anche da analisi di campionamenti che sono fatti in modo indipendente, dagli stessi enti di controllo (ARPAT). Se ci fossero stati dei problemi, secondo me, dopo 14 anni qualcuno se ne sarebbe accorto.
Inviato il 11/06/17 1.38.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.15
DOMANDA DEL TAVOLO n. 3

f. Vorremmo sapere se i gessi contengono cromo esavalente e se vi sono analisi che lo dimostrano.

RISPOSTA in sala del Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman): La domanda è analoga alla b. del Tavolo n. 4, che aveva già ottenuto risposta in sala e alla quale si rimanda.
Inviato il 11/06/17 1.15.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.17
DOMANDA DEL TAVOLO n. 4

a. Visto la presenza dei solfati, anche nelle acque potabili, sotto quale forma e qual è la soglia di rischio per ritenerlo “mutageno”?

RISPOSTA in sala della Dott. Brunella Raco, Istituto Geoscienze e Georisorse CNR di Pisa:
Prima di tutto bisogna distinguere: i solfati non sono mutageni, lo ione solfato che è presente in tutte le acque non è di per sé mutageno. Mutageno è il dimetil dietil solfato, che è un composto organico del solfato che non è presente nel processo produttivo. La domanda da fare all’azienda casomai avrebbe potuto essere “avete mai ricercato questi composti organici del solfato nelle analisi?” Se il solfato fosse mutageno si sarebbe già morti tutti.

INTEGRAZIONE del Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman):
Non aggiungo altro alla risposta della dottoressa, ricordo solo che il processo di produzione dei gessi è totalmente inorganico, quindi nel nostro caso la componente organica di per sé non c’è. Una cosa che mi preme chiarire è la questione delle acque di dilavamento superficiale: l’eventuale criticità riguarda solo la fase di cantiere. L’ing. Ulivieri ha spiegato che c’è un sistema di ritenzione delle acque superficiali che sono canalizzate verso una vasca di raccolta. Qui c’è un punto di campionamento che è parte integrante del piano di monitoraggio e controllo. Su Montioni piove come da tutte le altre parti e, quando piove sul gesso, si ha la cedibilità normale che si ha secondo la chimica.
Inviato il 11/06/17 1.17.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.19
DOMANDA DEL TAVOLO n. 4

b. Ci sono stati altri enti, oltre a voi, che hanno analizzato il cromo esavalente nei gessi? Se si, quali risultati hanno ottenuto?

RISPOSTA in sala dei tecnici della Huntsman-Venator:
Si, ci sono stati altri casi in cui è stato analizzato il cromo esavalente su vari campioni ma preferisco non parlarne perché si tratta di una questione che coinvolge delle persone e ha risvolti giuridici. I risultati di conformità alla norma sono evidenti altrimenti non saremmo ancora lì a Montioni. Dalle molte analisi svolte è risultato, in tutti i casi, che il materiale è ben all’interno delle specifiche fissate dalle normative.
Inviato il 11/06/17 1.19.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.20
DOMANDA DEL TAVOLO n. 4

c. Quali tipologie di rifiuti (oltre ai gessi) sono stati portati nella cava di Montioni? Quali sono i volumi? Chi li ha portati (origine) e come sono stati gestiti?
RISPOSTA in sala dell’Ing. Francesco Pacini (Amministratore Delegato società Huntsman):
A questa domanda dovrebbe rispondere chi aveva in concessione all’epoca quell’area. Era stata adibita trent’anni fa per altri usi che poi non sono stati realizzati, secondo me per fortuna perché sicuramente i gessi danno la garanzia che il materiale sia sempre quello, poiché proviene da un processo industriale e non da un processo di raccolta in giro di potenziali rifiuti. La domanda dovrebbe però essere girata alla Provincia di Grosseto, che autorizzò la discarica.
Inviato il 11/06/17 1.20.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.21
DOMANDA DEL TAVOLO n. 5

a. I test di cessione in eluato regolati dal Decreto Ministeriale n. 98 Allegato 3, in particolare riguardo alle norme UN EN 122,57-2, prevedono l’utilizzo di un generico agente lisciviante che può essere acido acetico, acqua satura di CO2, acqua deionizzata. Perché l’azienda ha scelto di effettuare i testi in acqua e non in acido acetico, come si è verificato invece negli anni passati per le analisi effettuate sia dall’azienda che da ARPAT?

RISPOSTA in sala della Dott. Brunella Raco (Istituto Geoscienze e Georisorse CNR di Pisa):
Credo che sarebbe molto importante, in un lavoro come questo, fare anche dei testi di cessione, magari anche con estrazioni sequenziali, fatti con acido acetico, con acqua satura in CO2, magari anche con acquaregia. Però tengo a sottolineare che non sono previste dalla legge, poiché il decreto prevede acqua deionizzata. Ci sono delle norme regionali fatte apposta per alcuni siti specifici, come ad esempio quello di Abbadia San Salvatore, che prevedono testi di cessione fatti con acqua satura di CO2, ma non è questo il caso. Magari si potrebbe chiedere all’azienda di verificare estrazioni un pochino più efficaci, più forti rispetto alla semplice acqua deionizzata.
Inviato il 11/06/17 1.21.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.22
DOMANDA DEL TAVOLO n. 5

b. La cava di Montioni: abbiamo ascoltato una lezione che sarebbe interessante se fossimo studenti e volessimo sapere come si ripristina una cava con i rifiuti. Abbiamo capito che non ci sono aspetti negativi. Questo è il Paradiso in terra! Siamo invece preoccupati, nessuno ci parla delle sostanze inquinanti: chi ci parla dei solfati che non vogliono certamente bene al nostro DNA?

RISPOSTA in sala di Chiara Pignaris (Responsabile Dibattito Pubblico): L’obiettivo del Dibattito Pubblico è proprio quello di capire quali sono le vostre preoccupazioni e cercare di dare risposta. I tecnici cercano di rispondere ma non possono dire che sono pericolose delle cose che non lo sono. Ci sono anche degli esperti che vengono da fuori, non solo i tecnici della Huntsman, se non vi fidate suggeritecene altri voi. Se uno non si fida della scienza e degli esperti rimarrà della sua posizione, noi non vogliamo mettervi d’accordo né convincervi promuovendo un tipo di ripristino piuttosto che un altro. Lo scopo del dibattito è solo di allargare l’informazione, alcuni usciranno più tranquillizzati, altri più preoccupati. Alla fine valuteremo insieme a voi se il percorso è servito a qualcosa.
Inviato il 11/06/17 1.22.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.29
DOMANDEDEL TAVOLO n. 5

c. Sembra che i gessi vengano analizzati prima di essere stoccati. Se i parametri di sicurezza non corrispondono dove vanno a finire questi gessi?

RISPOSTA SCRITTA inviata l’8 giugno dal Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman):
I Gessi sono analizzati prima del conferimento al sito di Ripristino Ambientale, secondo modalità e tempistiche descritte nell’Autorizzazione rilasciata dalla Regione Toscana.
Qualora si manifestasse la non rispondenza ai dettami sopra richiamati, il Gesso sarà gestito secondo quanto previsto dalla disciplina giuridica specifica di settore in discariche autorizzate.

d. In cosa consiste la componente organica utilizzata nel ripristino ai fini del rinverdimento?

RISPOSTA in sala dell’Ing. Francesco Pacini (Amministratore Delegato società Huntsman):
Mi dicono che si tratta principalmente di paglia e terra, che poi viene irrigata con l’idrosemina. È un processo assolutamente naturale che noi paghiamo ma che viene seguito direttamente dalla Sepin e dalle Bandite di Scarlino, che sono competenti in materia poiché sono un ente che tutela la parte forestale.

DOMANDA DI LAURA CONTE: Siamo sicuri che non sono utilizzati i fanghi di depurazione delle acque?

RISPOSTA Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman):
Nel progetto originario del 2004 era previsto che fossero usati fanghi biologici provenienti da processi di depurazione. Non sono mai stati utilizzati per ovvi motivi: perché utilizzando l’idrosemina non sarebbe possibile.
Inviato il 11/06/17 1.29.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.30
DOMANDA DEL TAVOLO n. 6

a. Visti gli ottimi livelli di gestione e controllo del ripristino della cava di Montioni, pensate sia possibile, qualora saranno ottenuti e permessi per un nuovo ripristino, fare ancora meglio?

RISPOSTA in sala del Dott. Cappellini (Responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza Huntsman):
Sicuramente al meglio non c'è mai fine... ma occorre sottolineare che su Montioni siamo stati attenti a ogni particolare. Come avete visto sono stati impegnati ben 15 figure professionali tra cui vari professori universitari, più i tecnici dell'azienda. Abbiamo studiato ogni matrice, ogni punto dell'area Sud e dell'area Nord. Assicuro che tutte le metodiche utilizzabili nelle scienze geologiche, idrogeologiche, geolitologiche, sono state considerate. Faremo lo stesso per le altre cave, e anche di più: i nostri standard di studio sono sicuramente elevati, il progetto di ripristino ha vagliato ogni possibile aspetto. Su Montioni abbiamo fatto molto bene, sulle altre cave qualora ci fosse la possibilità faremo altrettanto, se possibile ancora meglio – anche se per fare ancora meglio bisogna inventarsi qualcosa di nuovo!
Inviato il 11/06/17 1.30.
chiaraluisa.pignaris 11/06/17 1.37
DOMANDE DEL TAVOLO n. 7

a. Dall’illustrazione degli esperti è emerso che per le cave attive è previsto, nella concessione, un obbligo di ripristino. Per le cave inattive questo ripristino chi lo fa (o lo dovrebbe fare)? E con quali mezzi? Quali materiali? Quali risorse?

RISPOSTA SCRITTA inviata dal Dott Alessandro Rafanelli (Settore Cave Regione Toscana):
La risistemazione dei luoghi, successiva e conseguente alla coltivazione di un sito di cava, è prevista fin dalla prima legge regionale toscana in materia di attività estrattive (lr 36/1980).
Nel 1998, con la legge regionale n. 78 si è introdotto l'obbligo da parte dell'industria estrattiva di prestare una fidejussione a garanzia delle opere di ripristino da realizzarsi al termine delle fasi di coltivazione. La vigente legge regionale 35/2015 che sostituisce la lr 78/1998, con l'art. 26, conferma l'obbligo di prestare tali garanzie finanziare, amplia le modalità di costituzione delle garanzie e consente di poterle rilasciare per fasi temporalmente individuate nel progetto di coltivazione.
Quanto sopra per significare che una cava autorizzata con la normativa regionale di settore - dal 1980 in poi - dovrebbe concludersi (o dovrebbe essersi conclusa) con un recupero ambientale del sito.
È da porre in evidenza che l'art. 31 della succitata lr 35/2015 consente ai comuni di individuare quei siti dismessi, coltivati nel passato (generalmente quelli coltivati prima del 1980) per i quali non sussiste un progetto di risistemazione ambientale con relativa garanzia finanziaria, sui quali si può intervenire con un progetto di coltivazione, ripristino ed eventuale messa in sicurezza. Le condizioni per intervenire su tali siti estrattivi dismessi (si veda la definizione di cui all'art. 2, comma 1, lett. i) ) sono stabilite nello stesso art. 31 (durata massima di sei anni, stipula di una convenzione, limite alla commercializzazione del materiale).
Preme sottolineare in ultimo che non esiste una definizione specifica di “cava inattiva”.

b. In base ai prelievi fatti dagli enti preposti ai controlli, cosa è risultato dall’analisi dei gessi?

RISPOSTA del Dott. CAPPELLINI (Huntsman-Venator):
Al di la delle nostre analisi dovete sapere che i controlli sono ormai decennali. Sono stati effettuati dall’ARPAT da quando si conferiscono i gessi nella cava di Montioni. I controlli sono stati effettuati al fine di verificare la rispondenza al D. Lgs.n.100 del 92, ora assorbito dal testo unico ambientale, che normava l’industria del biossido di titanio. L’ARPAT ha pubblicato ogni anno i documenti relativi alle indagini effettuate, relative alle indagini sulle acque superficiali e sotterranee, e nel 2015 sono stati pubblicati i decennali delle attività di Montioni. È possibile reperire la documentazione presso l’ARPAT o presso alla Huntsman, ma forse è pubblicata anche su internet.

CONTRIBUTO DEL DOTT. PALMIERI (ARPAT):
Fino al 2010, le analisi dei gessi rossi venivano svolte da ARPAT nell'ambito delle attività di controllo e monitoraggio specificate nella convenzione tra l’Agenzia e la Società TIOXIDE EUROPE s.r.l. (gruppo HUNTSMAN-TIOXIDE) “per il monitoraggio ambientale relativo alle attività di recupero morfologico della ex cava di quarzite ubicata in località poggio Speranzona di Montioni, nel comune di Follonica, provincia di Grosseto”, stipulata in data 6 giugno 2006 (Decreto Direttore Generale ARPAT n.183 del 2006). Questa convenzione ha avuto termine con l'anno 2010, con l’entrata in vigore della L.R.T. 22 giugno 2009, n° 30 "Nuova disciplina dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (A.R.P.A.T.)”.
Il monitoraggio condotto negli anni 2008-2009 è stato trasmesso agli Enti in data 09/12/2010. A questa ha fatto seguito, nell'agosto 2011, la relazione relativa ai controlli effettuati nell'anno 2010 (inviata ufficialmente a tutti gli Enti interessati: Regione Toscana, Provincia di Grosseto, Comuni di Scarlino e Follonica, nonché Soc. Tioxide ): in questa relazione sono state riportate sia le analisi dei gessi anidri (con risultati analoghi a quelli ottenuti nei controlli del 2008-2009) sia gli esiti del test di cessione eseguito con due diverse modalità: in acqua a 24 ore come previsto dalla norma vigente DM 05/04/2006 n° 186 apportante modifiche al DM 05/02/1998, oppure in acqua a 16 giorni, come inizialmente previsto dal DM 5 febbraio 1998. I dati ottenuti con ambedue i metodi sono stati confrontati con i limiti di legge, evidenziando una sostanziale conformità.
Successivamente, con il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) alla ditta Huntsman Tioxide avvenuto nei primi mesi del 2012, il controllo dei gessi rossi è entrato a far parte del Piano di Controllo AIA, che prevede, oltre ai controlli che spettano all'Azienda, il campionamento e l'analisi biennale dei gessi rossi da parte dell'ente di controllo (ARPAT).
Ciò precisato, dalle analisi effettuate da ARPAT nel corso degli anni (le ultime nel 2016, nell'ambito appunto dei controlli AIA dello stabilimento Huntsman), le caratteristiche chimiche dei gessi appaiono sostanzialmente costanti, ed in particolare: sul tal quale (gesso rosso anidro), le concentrazioni di Cromo totale e Vanadio risultano rispettivamente superiori alle CSC per i suoli riportate nella tabella 1 colonna A e tabella 1 colonna B dell'allegato 5 al titolo V parte quarta del D.Lgs 152/06 e smi; al test di cessione in acqua, le concentrazioni dei cloruri risultano superiori al limite indicato dalla Tabella in Allegato 3 al DM 05/02/1998 e smi.
Si ricorda, come già emerso anche nel corso del dibattito pubblico, che per i gessi chimici di cui trattasi la Legge prevede una deroga per il limite dei solfati.
Le caratteristiche chimiche dei gessi rossi (sia tal quali che eluato acquoso) sono state attentamente considerate, ai sensi anche di quanto previsto dall'art. 298-bis del D.Lgs. 152/2006, nell'ambito del procedimento per il nuovo progetto di recupero ambientale della ex cava di Poggio Speranzona, approvato con determina SUAP n. 2853 del 14/03/2017.
Inviato il 11/06/17 1.37.