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Ne parliamo con Ivana Pais

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Ne parliamo con Ivana Pais

Una intervista con Ivana Pais -  Professore associato di Sociologia economica nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - sull'economia della condivisione e della collaborazione e sul percorso #CollaboraToscana. 

Quali sono gli sviluppi più promettenti che si sono aperti con lo sviluppo dell’economia della condivisione e della collaborazione?

Gli effetti più promettenti su cui porre l’attenzione in questo momento riguardano le declinazioni locali dell’economia della collaborazione. Passata una prima fase in cui la sharing economy era un copia-incolla di piattaforme americane, adesso stanno emergendo dei modelli che sono molto più vicini al nostro tessuto socio economico e rispecchiano di più le nostre esigenze e le nostre peculiarità territoriali. La parte più promettente della sharing economy sta proprio nella nascita di nuove formule di economia della collaborazione e della condivisione che sono più aderenti ai bisogni specifici che presenta il territorio italiano e alle sue caratteristiche. Mi sembra davvero interessante mettere in luce il fatto che questi sistemi nuovi non sono calati dall’alto ma, per emergere, affrontano un percorso molto lungo e oneroso. Nonostante ciò, gli attori di queste nuove realtà stanno di fatto concependo idee molto originali e stimolanti.

Molti commentatori mettono in evidenza anche possibili criticità e rischi. Quali sono secondo te gli elementi da tenere in considerazione da questo punto di vista?

Senza entrare nel merito delle singole criticità, l’elemento più importante da tenere presente è il monitoraggio in tempo reale delle realtà dove si fa economia della condivisione. E’ importante fin da subito svolgere attività di valutazione di quello che sta accadendo. La realtà in cui tutti noi viviamo oggi è in così forte mutamento che non è possibile prefigurare certi tipi di esiti stando rinchiusi in una stanza. La criticità che riscontro risiede in questo: si rischia di approcciare la sharing economy in maniera troppo standardizzata e chiusa. Si corre il rischio di costruire dei modelli e delle impalcature legislative che poi non corrispondono alla realtà. Fare un monitoraggio continuo di quello che sta accadendo in questo tipo di realtà economiche deve far sì che si possano apporre aggiustamenti continui al modello, anche in corso d’opera. Auspico dunque una regolamentazione sensibile ed elastica, che permetta di intervenire quasi in tempo reale. I rischi che stiamo vedendo riguardanti, ad esempio, il mondo del lavoro, evidenziano come la regolamentazione vigente faccia fatica a stare al passo con le caratteristiche delle nuove aziende. Quindi è necessario adottare delle modalità di regolamentazione che permettano di intervenire in corsa, ma a seguito di un monitoraggio e non sulla base di posizioni ideologiche.

Mi puoi fare un esempio concreto di una esperienza legata all’economia collaborativa  che l’ha particolarmente colpito/a? Perché?

Un’esperienza molto interessante è La Collaboradora di Zaragoza in Spagna. La Collaboratora è uno spazio co-gestito in cui si possono sviluppare progetti creativi, sociali o imprenditoriali. E’ un coworking, un centro di formazione, una banca del tempo in cui si trattengono conoscenze, esperienze e buone pratiche. L’elemento singolare e davvero positivo di questa esperienza è proprio l’integrazione tra la Pubblica Amministrazione e i privati cittadini che decidono di partecipare, mettendo a disposizione le loro conoscenze o mettendosi in gioco con la loro idea. Inoltre, ogni membro di La Colaboradora mette a disposizione quattro ore del suo tempo a servizio della comunità. I cittadini di Zaragoza che intendono partecipare sono i responsabili anche della governance di questa realtà, insieme alla Giunta comunale e all’Assemblea stessa. E’ un esempio di collaborazione tra Pubblica Amministrazione e privati cittadini che sta avendo successo, al netto delle criticità e problematiche, proprio grazie a questa commistione di livelli diversi.

Un Governo Regionale ti ascolta: quali sono a tuo parere le azioni prioritarie per una gestione consapevole dell’economia collaborativa?

Le azioni che un Governo locale dovrebbe intraprendere a mio avviso sono due. La prima si basa sull’ascolto delle iniziative che partono dal basso, la seconda riguarda l’implementazione di politiche basate su un’azione attenta di monitoraggio e valutazione. Nell’ambito dell’economia collaborativa mi sembra che stia sempre più passando, legittimamente, l’idea che le politiche debbano essere costruite dal basso e in ascolto di quello che sta accadendo nei territori. Qualche volta però questo porta il settore pubblico a deresponsabilizzarsi e l’ascolto tende a diventare il fine stesso della politica: in alcuni contesti le istituzioni pubbliche sembrano accontentarsi della prima fase del processo, cioè l’ascolto, quando invece quella fase ha senso se poi seguono degli interventi e delle iniziative. In un giusto processo che parte dal basso, l’ascolto dev’essere il punto di partenza e non il fine del processo stesso, il primo di molti gradini. Sono molto contenta di vedere che la maggior parte delle iniziative che prendono campo attualmente, nel mondo della sharing economy, partono dalla fase d’ascolto. Segnalo però che c’è il rischio di un auto-compiacimento partecipativo in cui, esaurita la fase dell’ascolto, finisce tutto. Invece è dopo l’ascolto che inizia il vero lavoro della Pubblica Amministrazione. La partecipazione non deve essere fine a se stessa ma deve sapersi tradurre in politiche e il settore pubblico deve giocare un ruolo fondamentale in questo senso. 

(Testo riadattato da una intervista per il percorso #CollaboraToscana)

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