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Ne parliamo con Flaviano Zandonai

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Ne parliamo con Flaviano Zandonai

Una intervista con Flaviano Zandonai, Ricercatore presso Euricse, sull'economia della collaborazione e della condivisione e sul percorso #CollaboraToscana. 

 

 

 

 

 

 

Quali sono gli sviluppi più promettenti che si sono aperti con lo sviluppo dell’economia della condivisione e della collaborazione?

Oggi parlare di condivisione e di collaborazione non è più una questione di nicchia ma è diventato mainstream. Tutti  ne parlano, alle volte in maniera corretta, in altri casi i termini vengono banalizzati, colonizzati. Ma, a prescindere da questo rischio, è utile che se ne parli e che si agisca sempre più in termini di condivisione attraverso vari mezzi e coinvolgendo  diversi settori e campi di attività. Non dev'essere più una cosa legata a specifici ambiti o livelli organizzativi. L'importante è che diventi una cosa di dominio comune. Lo sviluppo più promettente è legato al fatto che oggi nella forma mentis delle persone c'è sempre più la propensione alla condivisione. E' importante che questi concetti siano nelle teste delle persone. Deve scattare una cultura d'uso della condivisione di taglio collaborativo. Questa è la grande trasformazione che stiamo vivendo oggi: il collaborare viene visto sempre più come un modo naturale di agire.

Molti commentatori mettono in evidenza anche possibili criticità e rischi. Quali sono secondo te gli elementi da tenere in considerazione da questo punto di vista?

Inizialmente, quando si discuteva di economia collaborativa se ne parlava bene in modo assoluto, come una cosa straordinaria. Adesso la moda del momento è parlarne male. Io diffidavo di chi all'inizio pensava che era tutto magnifico, mentre adesso non sono d’accordo con chi ne parla male, senza eccezioni. Secondo me i rischi e le criticità esistono e sono legati al fatto che le persone non abbiano del tutto le opportunità di poter accedere a questo tipo di servizi. Si stanno man mano creando, anche per quanto riguarda la sharing economy, delle divisioni tra chi ha o meno la possibilità di fruire di queste risorse. Pensiamo, ad esempio al carsharing o al carpooling: oggi il problema è rendere accessibile questi servizi ad una pluralità di soggetti, non solo quelli che abitano nelle smart cities, nelle grandi città, nei grandi aggregati urbani. Si rende necessario allargarsi alle aree interne. Il rischio è che la dimensione collaborativa non diventi del tutto una dimensione sanamente popolare ma rimanga un fenomeno riservato a certe fasce della popolazione o a certi territori o a certi ambiti. Quando, in realtà, dovrebbero utilizzare tutti. E' vero che i millennians sono più propensi ad usare i servizi di sharing economy ma io spero che inizino ad utilizzarli anche i loro nonni. Bisogna evitare che l’economia della condivisione rimanga un’esperienza sedimentata.

Mi puoi fare un esempio concreto di una esperienza legata all’economia collaborativa che ti ha particolarmente colpito? Perché?

Mi piace molto tutto il filone del turismo esperienziale in cui tu sostanzialmente non ti scambi solo la stanza (sharing 1.0), ma cominci a scambiare e anche relazioni ed esperienze. Per fare un esempio concreto, c'è una starup a Bologna che si chiama Destinazione Umana. E' una piattaforma di media economia di condivisione in cui l'oggetto dello scambio non è solo il posto dove dormire piuttosto che dove mangiare ma è l'esperienza che fai in quel luogo. Quindi, attraverso questo servizio e nella loro prestazione di servizio. in cui non è previsto solo la stanza pulita, ben arredata etc, ma si prevede un contatto diretto con quel territorio lì, i turisti hanno la possibilità di incontrare gli abitanti autentici di quei contesti. Questa è vera economia di condivisione perché in qualche modo va a toccare e a valorizzare il fattore cardine dell’economia della condivisione, cioè l'elemento relazionale. Più si ha la qualità della relazione e più si ha economia della condivisione.

Un Governo Regionale ti ascolta: quali sono a tuo parere le azioni prioritarie per una gestione consapevole dell’economia collaborativa?

Un Governo Regionale dovrebbe creare una piattaforma per le varie realtà di economia della condivisione locali. Dovrebbe proporre un modello di sviluppo in qualche modo multilocale. Le regioni dovrebbero mettere in connessione le esperienze che nascono e si sviluppano nel territorio, associandosi con altre regioni, a livello nazionale e internazionale. Ad esempio, se ogni utente che offre un alloggio in Airbnb inserisse una foto di quel territorio, chi andrebbe a visualizzare quel dato profilo si troverebbe davanti una rappresentazione reale e vera del luogo che intende visitare.
Le regioni dovrebbero fare da connettori dell’offerta e della domanda di questa specifica fetta di mercato, ancora molto puntiforme, attraverso un cambio di prospettiva. La Pubblica Amministrazione deve mettersi al servizio dell'economia collaborativa costruendo  una  piattaforma che connette, che esplicita e rende visibile.
Prendiamo ad esempio quello che sta accadendo in Svezia presso l'istituto del turismo svedese. Al numero istituzionale dell’ufficio dedicato a chi intende chiedere informazioni turistiche non risponde un funzionario dello stato svedese ma un cittadino. L’istituto del turismo svedese ha pre selezionato un centinaio di persone, che si sono prese l’impegno di  rispondere al telefono, fungendo da intermediari non solo per informazioni ordinarie, come le indicazioni stradali o culturali, ma dando informazioni peculiari, in veste di abitante della zona. Si immagini un toscano che risponde al telefono, già con l'accento è vincente!

(Testo riadattato da una intervista realizzata per il progetto #CollaboraToscana)

 

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