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Banda ultralarga, accordo per velocizzare le autorizzazioni

15 novembre 2017
Banda ultralarga, accordo per velocizzare le autorizzazioni

Un accordo tra Comuni ed enti diversi, dall'Anas ai Parchi e la Soprintendenze, in testa la Regione, per snellire e velocizzare le autorizzazioni necessarie ai microscavi o alla posa di cavi aerei per portare la fibra ottica in tutte le frazioni, quelle più piccole e isolate dove affidandosi al solo mercato non sarebbe mai arrivato.

L'importanza di fare presto è evidente e costituisce un fattore di competitività: nell'era digitale infatti una veloce autostrada telematica vale quanto un tempo poteva contare una strada e l'accesso ad internet (veloce) costituisce un'infrastruttura essenziale per lo sviluppo economico di un territorio.

I primi cantieri sono partiti nell’estate. Tutti i comuni toscani, almeno con un borgo o una frazione, sono coinvolti (anche i grandi capoluoghi) e i lavori, suddivisi in quattro lotti, saranno conclusi entro il 2020. Saranno coperte anche la quasi totalità delle case sparse.

Si tratta di 6.028 interventi capillari. Alla fine 784 mila toscani e 364 mila edifici tra abitazioni, uffici e aziende saranno cablate ad almeno 100 Mbit, il che vuol dire che in qualche località si potrà navigare anche più velocemente. Si tratta del 70 per cento dell'aree bianche di tutta la Toscana. Nel restante 30 per cento sarà comunque assicurata una copertura ad almeno 30 Mbps.

La gara, che ha visto le prime sei Regioni d'Italia (tra queste la Toscana) coinvolte in un bando da 1,4 miliardi di euro, si è conclusa il 16 giugno 2017 con la stipula del contratto con Open Fiber, la società che si è aggiudicata tutti e quattro i lotti. La rete realizzata rimarrà di proprietà pubblica.

Sarà data priorità, nelle sequenza dei cantieri, ai comuni con la maggior densità di imprese, anche agricole. L'intervento sarà capillare. Più che con la banda larga, la fibra stavolta arriverà vicinissima alle abitazioni, a non più di quaranta o cinquanta metri. Ma i disagi saranno limitati perchè si cercherà quanto più possibile di riutilizzare infrastrutture già esistenti, ovvero cavidotti e canaline che si trovano già sottoterra, pubblici o utilizzati da altri operatori. Dove invece uno scavo sarà necessario, la trincea sarà davvero piccola: profonda non più di quaranta centimetri e larga venti, ai bordi della carreggiata.

 

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